Ma troppe denunce non sono prese sul serio.

C’è una mentalità che ancora minimizza questa violenza.

ROMA. Le donne muoiono uccise dagli stalker perchè lo Stato le tradisce. Prima le convinciamo a denunciare i persecutori, poi le segnalazioni non vengono prese sul serio, vengono archiviate e loro restano sole. L’avvocata Giulia Bongiorno, che da anni si occupa con la fondazione Doppia difesa di donne maltrattate, conosce bene il problema.

Ha fallito la legge anti stalker?

«No, la legge funziona perchè finalmente lo stalking è un reato perseguibile. Il problema è la sua applicazione, è capire perchè tante denunce vengono archiviate, come mai non vengono applicate misure cautelari proporzionali alla pericolosità del soggetto segnalato».

Poche misure cautelari?

Nessuno vuole tutti gli stalker in cella, ma bisogna rendersi che nostro paese vengono usati pesi e misure diversi a seconda del tipo di violenza. Ci sono minori problemi a decidere misure cautelari pesanti per chi commette violenza allo stadio, rispetto a chi usa violenza alle donne. C’è una tendenza a minimizzare, è una questione di mentalità.

Si sottovaluta la violenza alle donne?

E’ un problema nazionale, anche se a macchia di leopardo: ci sono regioni in cui esistono pool specializzati, altre dove le forze dell’ordine dicono alle vittime: “Ma vai a casa, fai pace, in fondo è solo innamorato”. Non vengono prese sul serio.

Cosa propone?

Più risorse alla giustizia sempre a corto di uomini e mezzi, e poi ogni procura dovrebbe avere pool specializzati, con personale che si aggiorna. Cosi da capire le grida di allarme non scambiandole per isteria.

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