Pubblicato su Oggi del 27.08.17

Tra le notizie che purtroppo si sono succedute nel corso di quest’estate in tema di violenza sulle donne, ce n’è una particolarmente crudele nella sua apparente ingenuità: al mercato di Borgo San Lorenzo (Firenze), era in vendita una borsa sulla quale erano riprodotte due vignette appaiate – nella prima, una donna che urla rivolta a un uomo e la scritta problem; nella seconda, l’uomo ha spinto giù la donna da una finestra immaginaria: problem solved (“problema risolto”), dice la scritta. Il messaggio, neanche troppo sottinteso, era: se una donna ti infastidisce, liberati di lei!
Un messaggio violento comunicato in modo spiritoso, con una battuta. Il che è estremamente insidioso perché infonde leggerezza e stimola la risata: tutti ridono di un atto in sé riprovevole ma reso “simpatico”, che pertanto potrà essere imitato e ripetuto con la stessa leggerezza. Un modo di pensare e di agire che mette i brividi, in special modo se si riflette sul fatto che – mentre quella borsa veniva prodotta e messa in vendita – in altri luoghi d’Italia si consumavano maltrattamenti e violenze sulle donne. I vigili urbani hanno effettuato un sopralluogo e sanzionato il titolare del chiosco: 160 euro di multa ai sensi dell’articolo 30 del Regolamento di polizia urbana, che vieta la vendita di “oggetti che offendano il pubblico decoro”. Il negoziante ha quindi ritirato la borsa dalla vendita. È evidente però che di quella borsa non si può parlare solo come di un oggetto che offende il pubblico decoro, dal momento che con quella borsa si è fatto di molto peggio: con lo scherzo si è istigata la violenza. A mio parere quella condotta poteva essere rilevante ai sensi dell’articolo 414 del Codice Penale (istigazione a delinquere), suscettibile di intervento a procedere della Procura della Repubblica di Firenze. E liquidare con 160 euro di multa un messaggio così violento – che di fatto istiga all’eliminazione fisica della compagna – è un rischio; nei confronti di coloro che, in qualsiasi modo o forma, istigano ad atteggiamenti violenti nei confronti delle donne si dovrebbe indagare e procedere con severità.
È indispensabile allora modificare certi atteggiamenti. Non solo non si deve poter ridere della violenza, ma si deve diffondere un messaggio opposto: chi è violento deve pagare con sanzioni rigorose.
E tanto potrà avvenire solo se si smetterà di dare sconti e premi anche a chi viene colto in flagranza di reati gravissimi. Oggi persino chi uccide brutalmente una donna e viene colto sul fatto può usufruire di sconti premiali (riduzione di un terzo della pena) se chiede di essere giudicato con il rito abbreviato. Le recentissime novità normative (art. 162ter della Legge 23 giugno 2017, n. 103) poi non vanno affatto nella direzione da me auspicata: sono state infatti introdotte norme che estinguono i reati a fronte di un pagamento, pure quando si tratta di fatti penali per nulla lievi. Questo è il caso di alcune condotte che integrano gli atti persecutori: al ricorrere di determinati presupposti, si può avere la non applicazione della pena e la contestuale estinzione del reato di stalking. Una norma che, oltre a scoraggiare le donne dallo sporgere querela, servirà molto probabilmente anche a “rassicurare” gli stalker sulla possibilità di rimanere, in taluni casi, impuniti. Tanto non farà che rendere certi uomini più aggressivi, spavaldi e strafottenti. E lo abbiamo già toccato con mano leggendo dello stalker che – arrestato e scarcerato dopo pochi giorni –, appena tornato in libertà ha come prima cosa telefonato alla sua vittima: “Sono fuori dal carcere, ho vinto io!” si è vantato. Servono subito normative adeguate in tema di violenza, perché parte di quelle esistenti sono scarsamente efficaci, o addirittura si rivelano deleterie per le donne. Ma non tutti lo hanno capito.

Giulia Bongiorno

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