Il 22 luglio 2025 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha comunicato l’avvenuta trasmissione al Parlamento della prima Relazione biennale sullo stato di attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, redatta in adempimento all’art. 20, co. 1, del Decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna).
Nella relazione si analizzano le politiche per la parità e le pari opportunità in Italia con riguardo al triennio 2022-24, evidenziando segnali incoraggianti ma anche la necessità di agire ancora, e su più piani, per affrontare le disuguaglianze di genere in modo strutturale.
Tra i risultati positivi, si segnala che il tasso di occupazione femminile, nella fascia di età attiva, ha raggiunto il 52,5%, segnando un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, emergono ancora criticità di base, in particolare riguardanti la concentrazione delle donne in alcuni settori del mercato del lavoro (istruzione, sanità, commercio, servizi sociali) e la scarsa presenza nei ruoli apicali. Persistono inoltre divari retributivi di genere, più marcati nelle imprese di grandi dimensioni e nel commercio e meno accentuati nelle piccole e medie imprese.
Riguardo al tema – caldissimo – della conciliazione tra vita lavorativa e familiare emerge che, nonostante gli incentivi, nel triennio considerato i congedi parentali risultano ancora scarsamente utilizzati dai padri, confermando un carico di cura prevalentemente femminile.
Nella Relazione si afferma tra l’altro l’importanza di intervenire, oltre che sul piano normativo, anche sul piano culturale, contrastando gli stereotipi e promuovendo modelli educativi inclusivi;
su quello economico e organizzativo, incentivando la flessibilità sostenibile, la tutela della maternità e l’accesso delle donne ai ruoli di vertice;
infine, sul piano dei servizi pubblici, potenziando l’offerta di asili nido e l’assistenza domiciliare allo scopo di ridurre il carico di cura familiare, che grava ancora prevalentemente sulle donne.
Tutto ciò, per incidere in modo efficace e duraturo sulla partecipazione femminile, sulla qualità dell’occupazione e sulla distribuzione equilibrata delle responsabilità familiari e professionali.