PROGETTO

Demetra

Combattere la violenza significa anche agire sulle coscienze di chi ha sbagliato, stimolando e assecondando il bisogno di riparazione sociale nell’ambito di una concezione della giustizia intesa non come semplice punizione ma come rieducazione e reinserimento nella società. Da qualche anno la casa di reclusione di Milano Bollate ha avviato il Progetto Demetra, all’interno del quale alcuni detenuti condannati per violenza sulle donne si sono impegnati in un’azione di “restituzione sociale”: hanno coltivato piante aromatiche, messe in vendita (in vasi da loro stessi decorati) in alcune piazze milanesi durante i week-end. Per l’anno 2015 il ricavato è stato devoluto a favore di Doppia Difesa, con la consegna di un assegno simbolico avvenuta nel corso di una cerimonia svoltasi il 3 dicembre presso il VII Reparto della casa di reclusione di Milano Bollate.

Il Progetto si è ispirato al principio di giustizia riparativa: chi ha commesso un reato cerca di riparare al danno prodotto. In questo modo – coerentemente all’art. 27 della nostra Costituzione, secondo il quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato – si vuole anche agevolare il reinserimento sociale del detenuto e la correzione delle sue condotte, cosicché possa divenire una risorsa per la comunità e riacquistare dignità e responsabilità. La rieducazione, insomma, offre all’autore del reato l’opportunità di trasformare la pena in riscatto, evitando il rischio che una condanna senza prospettive lo abbrutisca, rendendolo un soggetto ancor più pericoloso.

Con il Progetto Demetra si è cercato di attenuare il clima di isolamento in cui vivono, di regola, quanti si trovano in carcere per aver commesso reati sessuali e che al termine della pena, proprio per effetto dell’isolamento, spesso sono soggetti ancor più a rischio: la solitudine alimenta infatti disagio, rancori e violenza, che – secondo gli studi in materia – possono favorire meccanismi di negazione e minimizzazione del reato, aumentando le probabilità di recidiva. Proteggere da questo rischio il detenuto sex offender e le vittime di violenza è stato un altro degli aspetti positivi del Progetto Demetra, che ha contribuito alla lotta contro la violenza agendo, appunto, sulla coscienza di chi ha consumato questi gravi reati. Certi progetti si possono portare avanti solo con una forte volontà. E una forte volontà hanno dimostrato il direttore del carcere di Bollate, dottor Massimo Parisi, e il funzionario giuridico, dottoressa Serena De Nitto, che ringraziamo di cuore, unitamente al presidente dell’associazione Un ponte per Onesimo, Nicola Garofalo.

Periodo di riferimento: 2015

 

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