Pubblicato su Oggi del 13.08.17

Nel nostro paese gli uomini continuano a uccidere le donne con una frequenza agghiacciante e per tutta risposta – invece di intervenire con strumenti efficaci – si constata la dimensione allarmante del fenomeno, si contano i femminicidi e si allargano le braccia! Una delle poche leggi volte a contrastare il fenomeno della violenza è stata quella del 2009, che ha introdotto il reato di atti persecutori (612bis c.p.) o cosiddetto stalking; eppure, da ultimo la sua efficacia è stata decisamente inficiata da un nuovo, sconcertante provvedimento legislativo. Il 3 agosto scorso è infatti entrata in vigore una normativa scritta con l’obiettivo di estinguere una serie di reati ritenuti di importanza minore e che invece incide anche su illeciti penali gravi come lo stalking, appunto. Si tratta dell’art. 162ter (della Legge 23 giugno 2017, n. 103), che contempla l’estinzione del reato per condotte riparatorie: alcune condotte delittuose possono cioè essere dichiarate estinte dal giudice quando l’imputato abbia riparato interamente, entro un termine stabilito, il danno cagionato dal reato e ne abbia eliminato, ove possibile, le conseguenze. Ebbene, oggi questa norma può far sì che non venga applicata la pena nel caso di atti persecutori consistenti in reiterate minacce non gravi o molestie poste in essere nei confronti della vittima e tali da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia o di paura o un fondato timore per l’incolumità, ovvero tali da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita. L’effetto estintivo può verificarsi anche quando queste condotte di stalking siano state messe in atto, ad esempio, dal coniuge della vittima o da persona legata a essa da una relazione affettiva, due condizioni che rappresentano ipotesi di reato aggravate, vale a dire punite con una sanzione aumentata rispetto a quella base.
I fautori della nuova legge non erano di certo consapevoli di tutte le sue conseguenze e questa superficialità ha purtroppo comportato l’inserimento di una norma che, a ben vedere, scoraggerà ulteriormente le donne nello sporgere querela: al ricorrere dei presupposti necessari, potrà esserci una dichiarazione giudiziale di estinzione del reato che lascerà lo stalker di fatto impunito.
È dunque evidente che, in materia di violenza sulle donne, non tutti hanno le idee chiare. Anzi, viene quasi il sospetto che non ci si voglia impegnare davvero per arginarla, se si pensa alle diverse iniziative attraverso le quali sarebbe possibile contrastarla in maniera efficace e che invece vengono sistematicamente ignorate: mi riferisco alla necessità di intervenire sul sistema giudiziario per garantire tempi processuali ridotti, certezza delle pene, adeguata formazione del personale e delle forze dell’ordine per ricevere le richieste di aiuto delle vittime; all’urgenza di sancire limiti adeguati all’applicabilità del rito abbreviato nei processi per femminicidio, per evitare inaccettabili sconti di pena, nonché all’esigenza d’introdurre sanzioni penali dotate di un’adeguata funzione deterrente, come ad esempio la cosiddetta aggravante del femminicidio (contemplata in una mia proposta di legge del 2012), per effetto della quale chiunque uccida una donna per reazione a un’offesa all’onore o a causa della violazione di norme sociali verrebbe punito con l’ergastolo.
Altrettanto importante sarebbero la reintroduzione a pieno titolo di un ministero delle Pari Opportunità; una riforma effettiva della materia dei congedi (di maternità, di paternità e parentali), per contribuire all’aumento dell’occupazione femminile e a una maggiore uguaglianza fra uomini e donne; l’estensione del meccanismo delle cosiddette quote rosa nell’ambito dei partiti politici.
I tempi sono maturi anche per il riconoscimento del valore economico del lavoro domestico svolto dalle casalinghe, che, prive di reddito, se subiscono violenza dentro casa si ritrovano spesso nell’impossibilità materiale di allontanarsi dai loro aguzzini. Se le novità normative di agosto avessero riguardato anche uno soltanto degli aspetti elencati, sarebbero state sicuramente più utili – e di certo non dannose.

Giulia Bongiorno

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