Contro la violenza digitale - Doppia Difesa

PROGETTO

Contro la violenza digitale

Nel complesso scenario della violenza, soprattutto di genere, offline e online, la diffusione non consensuale di materiale intimo (il cosiddetto IBSA, Image-Based Sexual Abuse) è un fenomeno particolarmente preoccupante. In Italia è riconosciuto come reato ai sensi dell’art. 612ter del Codice penale, che punisce la diffusione, pubblicazione, cessione e l’invio a terzi di immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati, senza il consenso della persona rappresentata. È una grave forma di sfruttamento sessuale e violenza perpetrata in rete, con conseguenze che colpiscono la vittima anche offline, in tanti aspetti della sua vita: quasi sempre la condivisione determina infatti una perdita di controllo sul materiale, che tende a diventare virale in un lasso di tempo molto breve.

All’interno della definizione di IBSA rientrano diverse declinazioni di reato, come il cosiddetto revenge porn (in presenza di finalità vendicativa) e la cosiddetta sextortion, che ricorre quando la vittima subisce un’estorsione con richiesta di denaro o altri favori (solitamente di natura sessuale) per non divulgare, per esempio, foto o video intimi. Quest’ultima fattispecie non è tipizzata come reato nell’ordinamento giuridico italiano, ma la relativa condotta può ricadere – a seconda delle modalità di commissione – entro il perimetro di reati previsti dal Codice penale (per esempio, art. 629 c.p. estorsione).

A seguito del crescente sviluppo di internet e dell’ampio uso dei social media, la violenza virtuale soprattutto contro le donne e le ragazze è un problema sempre più grave e diffuso, con ripercussioni economiche e sociali rilevanti: si stima che una donna su dieci abbia già subìto una forma di violenza virtuale sin dall’età di quindici anni (EIGE, European Institute for Gender Equality, 2017).

Inoltre, la violenza digitale non può essere intesa come fenomeno completamente separato dalla violenza «del mondo reale», poiché molto spesso rappresenta un continuum rispetto alla violenza offline: il 77% delle donne che hanno subìto molestie online hanno subìto anche almeno una forma di violenza sessuale e/o fisica (FRA, European Union Agency for Fundamental Rights, 2014). Con riguardo specifico alla diffusione online di foto o video a contenuto sessuale senza il consenso della persona ripresa, l’autore è spesso un ex partner che mira a umiliare pubblicamente la vittima come rappresaglia per la fine della relazione. Tuttavia, gli esecutori non sono necessariamente partner o ex partner e il motivo non è sempre la vendetta. Le immagini possono essere ottenute anche attaccando il computer, i profili dei social media o il telefono della vittima, e possono mirare a infliggerle un danno nella vita «reale» (per esempio, facendole perdere il posto di lavoro).

Secondo alcuni dati (Report annuale 2024, Polizia Postale), dal 2023 al 2024 c’è stato un aumento complessivo del 45% dei casi di revenge porn. La fascia d’età 10-13 anni ha registrato l’incremento più significativo (+ 83%), mentre la fascia 14-17 anni rimane la più colpita, con 31 casi nel 2024. Nello stesso anno si è registrato un decremento del 6% rispetto al 2023 nelle denunce presentate presso la Polizia Postale. Nel Report si legge anche che le donne continuano a essere la maggioranza delle vittime di questo fenomeno, costituendo il 73% del totale.

Sebbene nel complesso dei crimini legati alla diffusione non consensuale di materiale intimo le donne siano il bersaglio principale, negli ultimi anni è stato riscontrato un aumento significativo del numero di vittime di sesso maschile con riguardo ai casi specifici di sextortion. Tra gennaio 2020 e dicembre 2024, sono stati documentati (Report 2025 Associazione PermessoNegato) un totale di 1086 vittime di sextortion, partendo da 41 casi registrati nel 2020 fino ad arrivare ai 392 del 2024. In particolare (Report annuale 2024, Polizia Postale), le vittime maschili sono aumentate del 4% e gli uomini costituiscono l’86% delle vittime; inoltre, nel 2024 i casi denunciati sono aumentati del 3% rispetto all’anno precedente.

A fronte del quadro delineato, è evidente la necessità di contrastare la condivisione non consensuale di materiale intimo su un duplice fronte: la prevenzione – attraverso la diffusione di un’educazione digitale e la promozione di una cultura del rispetto reciproco, che ribadisca il valore del consenso – e l’offerta di strumenti di tutela legale e di sostegno psicologico rispetto ai danni e ai traumi che scaturiscono dai reati sessuali digitali.

A queste necessità Doppia Difesa e PermessoNegato intendono far fronte collaborando, sulla base di un protocollo d’intesa siglato il 1° ottobre 2025, attraverso iniziative di sensibilizzazione e di aiuto alle vittime. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, le due Parti operano per consentire l’identificazione, la segnalazione e la conseguente rimozione di contenuti intimi dalle piattaforme online (anche generando prove digitali certificate), nonché per rendere le vittime consapevoli delle condotte illecite subite, informandole delle possibili tutele legali e consentendo loro di intraprendere, su base volontaria, percorsi di consulenza e/o assistenza legale e/o percorsi di sostegno psicologico per affrontare i vissuti di impotenza, paura e isolamento sociale che ne scaturiscono.
Le casistiche contemplate dal Protocollo sono quelle di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (ex art. 612ter c.p.) e/o di c.d. sextortion riconducibile all’estorsione, in concorso con reati di stalking e/o violenza sessuale e/o maltrattamenti e/o revenge porn.
Per il primo anno di operatività dell’Intesa le prestazioni dei due enti saranno svolte nell’ambito di un limite numerico sperimentale di casi, senza oneri economici a carico delle vittime beneficiarie.

Periodo di riferimento: 1° ottobre 2025 – 30 settembre 2026.

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