Il 2 dicembre 2025 l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) ha pubblicato i dati sull’Indice di eguaglianza di genere (Gender Equality Index). Nel 2025 l’indice si è basato su di una metodologia e degli indicatori diversi rispetto agli anni precedenti, ma ha continuato a monitorare sei dimensioni chiave della vita quotidiana: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. Inoltre, ha esplorato anche l’ambito della violenza. 

Nel 2025, l’indice di parità di genere dell’UE è di 63,4 su 100. Dal 2010 è aumentato di 10,5 punti, con i maggiori progressi compiuti tra 2015 e 2025, ma la piena parità resterà irraggiungibile per almeno altri cinquant’anni.

Con riguardo specifico alla parità nel mondo del lavoro ce ne vorranno almeno altri settanta. Attualmente lavora il 71% delle donne (contro l’81% degli uomini), percentuale ben al di sotto dell’obiettivo UE del 78% entro il 2030. Problemi secolari come le limitate opportunità di lavoro, la discriminazione e le responsabilità di cura continuano a rappresentare altrettante barriere per le donne, costringendole spesso a lavorare part-time o addirittura a uscire dal mercato del lavoro. Anche la presenza sempre ridotta di donne in ruoli dirigenziali continua a plasmare il divario occupazionale di genere. Le donne rimangono sovrarappresentate nei settori meno retribuiti e sottovalutati, mentre gli uomini dominano le posizioni di vertice, anche in settori a prevalenza femminile. Parallelamente, ambiti in forte crescita come l’ICT (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) si trovano ad affrontare una grave carenza di manodopera e solo 2 specialisti ICT su 10 sono donne. 

Stereotipi di genere profondamente radicati continuano ad alimentare la disuguaglianza: l’abitudine a collegare la leadership agli uomini e l’assistenza/cura alle donne limita le scelte di carriera e scoraggia gli stessi uomini dall’intraprendere professioni legate a quest’ultimo ambito. Gli stereotipi limitano anche l’accesso delle donne a ruoli a tempo pieno e ad alto investimento in settori come la tecnologia, l’energia e la finanza, dove le culture aziendali maschili spesso trascurano l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

La parità in ambito economico (reddito e pensioni) non sarà raggiunta prima di almeno altre due generazioni. Nell’UE le donne guadagnano in media solo il 77% del reddito annuo degli uomini. All’interno delle coppie, guadagnano il 30% in meno rispetto al partner, dato che incide sulla loro dipendenza finanziaria. Il fatto che nel corso della vita percepiscano retribuzioni più basse, lavorino in larga misura part-time e pratichino interruzioni di carriera dovute a responsabilità di cura e assistenza determina per le donne un significativo divario pensionistico di genere e un rischio maggiore di povertà in età avanzata. 

Nel documento dell’EIGE si legge anche che nel 2024 il 40% delle donne e il 45% degli uomini ritenevano ancora che il ruolo principale dell’uomo fosse quello di guadagnare
EIGE (2025), Indice sull’uguaglianza di genere 2025, Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, Lussemburgo.

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