Nel report dell’Istat pubblicato il 10 marzo 2026, relativo all’indagine sulle donne che nel 2024 hanno affrontato un percorso di uscita dalla violenza con l’aiuto dei Centri antiviolenza (CAV), si leggono tra l’altro interessanti informazioni sulla rilevanza di alcune condizioni che possono agevolare o ostacolare la vittima.
Più precisamente, il fattore tempo è senz’altro decisivo: la probabilità di successo aumenta – fino a quasi cinque volte – all’aumentare della lunghezza del percorso da uno a cinque anni.
Anche la durata dell’esposizione alla violenza gioca un ruolo importante: una durata minore rende più facile (fino a +22%) la fuoriuscita dalla violenza, rispetto a una situazione violenta che si è protratta per più di cinque anni.
Il fatto che i figli non assistano alla violenza, o comunque il non avere figli, aumenta la probabilità di raggiungere gli obiettivi fino al 38%.
Se l’autore della violenza è un ex partner o una persona al di fuori della cerchia familiare o coniugale, la probabilità aumenta rispettivamente del 14 e del 43%; non aver subìto una violenza di tipo fisico sembra aumentare del 10% la probabilità di successo.
Al contrario, la presenza di una disabilità complica la situazione: le donne che non hanno una difficoltà sensoriale, motoria, intellettiva hanno una probabilità maggiore (+47%) di concludere positivamente il percorso.
Rappresentano un ostacolo anche la dipendenza economica e la mancanza di una rete familiare o amicale di sostegno: queste condizioni riducono rispettivamente del 50 e del 30% la probabilità di lasciarsi la violenza alle spalle.
I CENTRI ANTIVIOLENZA E LE DONNE CHE HANNO AVVIATO IL PERCORSO DI USCITA DALLA VIOLENZA Anno 2024, Istat, 10 marzo 2026.