Il 25 luglio 2025 l’Istat ha pubblicato i risultati di un’indagine condotta su circa 180 mila ragazzi e ragazze, italiani e stranieri, tra gli 11 e i 19 anni, residenti in Italia. La rilevazione – svoltasi dal 1° ottobre al 20 dicembre 2023 – ha raccolto (tra l’altro) alcune informazioni sugli stereotipi di genere, allo scopo di analizzare i modelli culturali e alcuni dei fattori che influenzano gli atteggiamenti verso la violenza contro le donne. Indagini sugli stereotipi di genere e sull’immagine sociale della violenza presso la popolazione adulta di 18-74 anni erano state condotte dall’Istat già nel 2018 e nel 2023.

Gli stereotipi – come riportato nella Convenzione di Istanbul – sono la dimostrazione più efficace della dimensione culturale delle radici della violenza. L’articolo 12 segnala infatti la necessità di “modificare i comportamenti socio-culturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini”.

Agli intervistati dagli 11 ai 19 anni è stato chiesto di esprimere il proprio grado di accordo riguardo ad alcuni luoghi comuni sui ruoli di genere. È emerso che i maschi condividono gli stereotipi più spesso rispetto alle femmine, in particolare i ragazzi di 14-16 anni rispetto ai più piccoli di 11-13 anni.

Gli stereotipi più comuni sono:

“Risultare belle o belli è più importante per le ragazze che per i ragazzi”: è lo stereotipo più diffuso, in base al quale la donna verrebbe valorizzata solo per la bellezza. Idea appoggiata dal 56,4% degli 11-19enni; l’accordo è maggiore per i ragazzi (58,6%), ma è molto elevato anche per le ragazze (54,0%). 

“Gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche”: è l’idea tradizionale che le responsabilità domestiche – come cucinare, pulire o prendersi cura dei figli – siano compiti esclusivamente femminili, per una sorta di inclinazione naturale delle donne. Su questo stereotipo c’è il consenso del 24,9% degli intervistati (30,4% dei maschi e 19,2% delle femmine).

“I ragazzi sono più portati delle ragazze nelle materie scientifiche, ingegneristiche e tecnologiche”: lo pensa il 21,2% degli intervistati, con una differenza tra i sessi significativa (sono d’accordo il 29,1% dei maschi e il 12,9% delle femmine). Lo stereotipo perpetua un ciclo di esclusione che limita le opportunità professionali delle donne, specialmente in campi ad alta crescita come la tecnologia e l’ingegneria.

“Avere successo sul lavoro è più importante per l’uomo che per la donna”: come dire che la realizzazione personale di una donna passa principalmente attraverso la famiglia, la maternità o la cura degli altri, piuttosto che attraverso il successo professionale o la carriera. Per la donna il lavoro non sarebbe quindi una priorità, ma qualcosa di secondario, utile per occupare il tempo, contribuire al bilancio familiare o sentirsi realizzata in modo marginale. Questo stereotipo, oltre a essere il meno diffuso (14,6%), è anche il più divisivo: è d’accordo il 22,0% dei maschi, contro il 6,7% delle femmine.

Questi stereotipi rafforzano dinamiche discriminatorie e ostacolano il raggiungimento della parità tra uomini e donne. 

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