MICHELLE HUNZIKER: DONNE OGGI
L’impegno sociale, la forza del femminile e il potere della solidarietà secondo una delle donne più amate d’Italia

Intervista di Giulietta Bascioni per Lions

Michelle Hunziker è una figura carismatica e di grande successo, nota non solo per la sua brillante carriera nel mondo dello spettacolo, ma anche per il concreto impegno sociale. Il suo ruolo in Doppia Difesa testimonia la passione con cui si batte contro la violenza di genere e promuove l’empowerment femminile. Oltre alle numerose attività filantropiche, Michelle riesce a conciliare con armonia il lavoro e la vita familiare, dedicandosi con amore alle figlie e al nipotino. In questa intervista, desideriamo approfondire la sua visione del femminile e del potere della solidarietà, esplorando insieme le sfide e le strategie per un cambiamento positivo nella società. 

Michelle, in che modo il tuo concetto di “femminile” influenza il tuo impegno per l’uguaglianza di genere?

«Credo che le donne debbano avere gli stessi diritti, doveri e possibilità degli uomini, la stessa libertà di autodeterminazione e quindi la stessa possibilità di scegliere, oltre che di dire “no” con coraggio e fermezza. Questa è per me la vera uguaglianza. Purtroppo, l’abbiamo raggiunta più a parole che nei fatti e continuare a ripetere che ormai le donne sono pari agli uomini non fa che ritardare il momento in cui l’uguaglianza sarà davvero sostanziale e non soltanto formale.

Quanto alla violenza, è qualcosa che – semplicemente – non dev’essere accettato, in nessun caso e in nessuna forma: questo è uno dei pilastri su cui si fonda Doppia Difesa, la Onlus che ho costituito nel 2007 con l’avvocata Giulia Bongiorno». 

Quali sono, secondo la tua esperienza, le forme più insidiose di violenza e discriminazione – sia fisiche che psicologiche – che le donne affrontano quotidianamente?

«Ogni forma di violenza sulle donne, inclusa quella domestica, è una grave violazione dei diritti umani: libertà, dignità, integrità fisica e psichica. Soprattutto in passato, veniva liquidata come fatto casuale, frutto di un incidente o di un raptus di follia, ma la Convenzione di Istanbul ha da tempo definito la violenza come strutturale manifestazione di rapporti non paritari tra i sessi». 

Non è mai troppo presto per aiutare i bambini a capire, innanzitutto attraverso l’esempio, che parità di genere, rispetto per l’altro/a e collaborazione sono alla base di tutto, e che problemi e conflitti si risolvono parlando e confrontandosi, senza sminuire, senza aggredire, senza ridicolizzare. Stereotipi e pregiudizi legati al genere rappresentano le radici culturali della violenza, che esplode soprattutto all’interno del rapporto di coppia, anche tra giovani e perfino giovanissimi, come dimostrano i più recenti casi di femminicidio». 

Quali sono stati i principali successi di Doppia Difesa nel campo dell’empowerment femminile e in che modo il tuo coinvolgimento si inserisce in un impegno più ampio contro la violenza di genere e può ispirare altre realtà?

«Da oltre quindici anni Doppia Difesa opera per aiutare le vittime di violenza sul fronte psicologico e legale, oltre che per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare l’adozione di nuove norme per contrastare il fenomeno. A novembre 2023 è stata avviata un’iniziativa per accompagnare le vittime verso il raggiungimento dell’indipendenza economica, che è indispensabile per essere davvero libere: bisogna lottare per manternerla, per conquistarla o per ritrovarla, altrimenti si rischia di mettere la propria vita nelle mani di qualcun altro e di non riuscire più a riprendersela. Attraverso un protocollo d’intesa firmato con il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, e con l’aiuto di professionisti del settore, Doppia Difesa cerca di formare, collocare e/o ricollocare le donne che hanno subìto violenza».

Quali strumenti e strategie ritieni essenziali per promuovere l’empowerment femminile e favorire un cambiamento culturale positivo? In che misura credi che l’educazione e la cultura possano trasformare gli stereotipi di genere e contribuire a creare una società più equa?

«Bisogna lavorare innanzitutto sul piano culturale: trasmettere il concetto che non esistono ruoli, attività o comportamenti adatti solo agli uomini e altri adatti solo alle donne, un pregiudizio che spesso diventa alibi di clamorose ingiustizie – pensiamo, per esempio, alla cura dei bambini e alle faccende di casa. Nel rispetto della libertà altrui, tutti possono fare ed essere qualunque cosa. Spesso, invece, certi pregiudizi vengono instillati o alimentati fin dalla più tenera età: per questo è così importante il ruolo della famiglia e della scuola. Non è mai troppo presto per aiutare i bambini a capire, innanzitutto attraverso l’esempio, che parità di genere, rispetto per l’altro/a e collaborazione sono alla base di tutto, e che problemi e conflitti si risolvono parlando e confrontandosi, senza sminuire, senza aggredire, senza ridicolizzare. Stereotipi e pregiudizi legati al genere rappresentano le radici culturali della violenza, che esplode soprattutto all’interno del rapporto di coppia – anche tra giovani e perfino giovanissimi, come dimostrano i più recenti casi di femminicidio».

Conosci l’associazione Lions e le sue attività di servizio? Se sì, in che modo pensi possano contribuire a sensibilizzare sul tema della violenza di genere?

«Conosco i Lions come un’organizzazione molto impegnata, su più fronti, per il bene della società. Parlare della violenza è sempre utile: spesso è solo sentendone parlare che chi la subisce diventa consapevole di esserne vittima; questa consapevolezza è il primo passo per uscirne. Inoltre, chi ascolta può riconoscersi in determinate situazioni, rendendosi conto di non essere sola e di non doversi vergognare, quindi più facilmente chiederà aiuto». 

Infine, come riesci a conciliare il tuo intenso impegno lavorativo e sociale con la vita familiare e in che modo questo equilibrio rafforza la tua missione di solidarietà?

«Mi rendo conto di essere una privilegiata perché posso contare su degli aiuti: è vero, ho una vita molto piena, ma in fondo a me si richiede “solo” di sapermi organizzare, e tutt’al più di fare qualche rinuncia. Il mio lavoro, tra l’altro, mi piace molto. Tantissime donne, invece, sono costrette a fare grandi sacrifici, dividendosi senza aiuti tra un lavoro che magari non avrebbero nemmeno scelto e la cura della famiglia e della casa. È soprattutto questa consapevolezza che mi spinge a impegnarmi per migliorare la condizione femminile». 

Michelle Hunziker è un esempio di come visibilità e responsabilità possano andare di pari passo. Con passione, determinazione e autenticità, continua a essere voce per chi non riesce ancora a farsi sentire. La ringraziamo per aver condiviso questa testimonianza che tocca mente, cuore e coscienza. 

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