Il 4 settembre 2026 l’Istat ha pubblicato i dati sulla violenza emersi dall’analisi delle chiamate ricevute dal numero di pubblica utilità 1522. I dati riguardano l’intero anno 2025 e riportano informazioni non soltanto sulle forme di violenza, sulla frequenza della violenza, sul luogo in cui è agita e sulla relazione tra vittima e autore, ma anche sulle denunce e sulla violenza cui assistono i minori.
Quanto alla forma di violenza principale, quella psicologica risulta la più diffusa (36,1% delle donne), seguita dalla violenza fisica (7280 casi), dagli atti persecutori c.d. stalking (10,2%) e dalle minacce (7,6%); la violenza sessuale, la violenza economica e la violenza sessuale su minori restano più contenute (4,6%, 2,3% e 1,1%). Anche quando le vittime hanno dichiarato di subire più forme di violenza contemporaneamente, in tutto il 2025 quella psicologica rimane la più frequente, seguita da quella fisica. Il fatto che ogni vittima abbia subìto in media due forme di violenza conferma la natura multidimensionale della violenza di genere, raramente riconducibile a un unico episodio.
Per quanto riguarda la frequenza, la violenza è nella maggioranza dei casi un fenomeno reiterato nel tempo: il 36,5% delle vittime riferisce episodi ripetuti che duravano da anni, mentre appena il 6% riferisce un episodio isolato.
In relazione al luogo, la casa della vittima è il contesto nettamente prevalente (43,7%), mentre ciascuno di tutti gli altri (strada, posto di lavoro, casa altrui, locale pubblico, automobile) resta sotto il 3%: il dato conferma la natura prettamente domestica della violenza subita dalle vittime.
I dati sulla relazione con l’autore della violenza avvalorano la matrice relazionale e familiare della violenza stessa: il coniuge è l’autore più segnalato (21,9% delle vittime), seguito dall’ex partner (13,1%) e dal partner (10,6%).
Sul fronte della denuncia, l’Istat riferisce un’ampia quota di dati mancanti: il 45,5% delle vittime non risponde alla domanda specifica. Tra chi risponde, prevale nettamente chi non ha sporto denuncia (43,6% del totale). Dichiara di aver denunciato solo l’8,4%, a cui si aggiunge l’1,2% di chi ha denunciato ma poi ha ritirato la denuncia: nel complesso, il percorso di denuncia è stato avviato (ma non sempre portato a termine) dal 9,6% delle vittime.
Infine, sul tema dei figli e della violenza assistita, il 37,3% delle vittime del 2025 dichiara di avere figli; tra queste, hanno figli minori il 24,2% del totale delle vittime. Tra le vittime con figli, il fenomeno della violenza assistita emerge in modo netto: il 59% riferisce che i figli assistono alla violenza, e nel 18,6% dei casi, oltre ad assistervi, la subiscono direttamente.
Sul piano socio-anagrafico, le tavole riportano una maggiore concentrazione delle chiamate al 1522 tra le giovani di età compresa tra i 21 e i 25 anni (1657 casi) e tra quelle di età compresa tra i 18 e i 20 anni (1602).
ISTAT, Tavole di dati anno 2025, 4 settembre 2026