Il 21 maggio 2026 l’Istat ha pubblicato il Rapporto annuale 2026, che offre un quadro informativo integrato sulle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare in ambito economico, demografico e sociale.
Nel terzo dei quattro capitoli di cui si compone, si affronta tra l’altro il tema dei carichi familiari e dei divari di genere, evidenziando i lenti cambiamenti verificatisi in quest’ambito nell’arco di vent’anni.
Si legge che uno dei principali fattori che contribuiscono a spiegare le persistenti disparità di genere è l’asimmetria nella distribuzione dei carichi di lavoro familiare e di cura. Il tempo dedicato a queste attività incide infatti notevolmente sui percorsi, sulle opportunità professionali e sulla disponibilità di tempo libero di uomini e donne (Gershuny e Sullivan 2019; Istat 2019).
Nel 2023 le donne di 25 anni e più hanno dedicato al lavoro familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno, a fronte di 2 ore e 6 minuti degli uomini, con un divario pari a 2 ore e 38 minuti. Rispetto al 2003, quando la distanza superava le tre ore e mezza, il divario si è ridotto di circa un’ora, ma più per effetto della diminuzione del lavoro familiare femminile che per il limitato incremento di quello maschile.
Le differenze permangono anche se si guarda alle coppie di 25-64 anni con entrambi i partner occupati: nel 2023 gli uomini hanno dedicato al lavoro familiare 1 ora e 48 minuti al giorno, contro le 4 ore e 10 minuti delle donne.
L’indice di asimmetria del lavoro familiare misura la quota di lavoro familiare (faccende domestiche, cura e acquisto di beni e servizi) svolto dalle donne sul totale della coppia; varia da 0 (completamente a carico dell’uomo) a 100 (completamente a carico della donna); 50 indica piena parità.
L’indice si è ridotto nel corso degli anni: nel 2023, nelle coppie di occupati tra 25 e 64 anni le donne hanno svolto il 68,9 per cento del lavoro familiare complessivo, in calo rispetto al 75,4 per cento del 2003. L’asimmetria è sistematicamente più elevata nel lavoro domestico, ambito più resistente alla redistribuzione dei carichi tra i partner, mentre nella cura dei figli si osservano livelli di condivisione relativamente più elevati. L’asimmetria si riduce con l’aumentare del livello di istruzione femminile: scende al 66 per cento nelle coppie in cui la donna è laureata e supera il 71 per cento in quelle in cui la donna non è andata oltre la licenza media.
Nelle coppie in cui la donna è più istruita, la condivisione più consistente riguarda soprattutto il lavoro domestico, segnale di una maggiore disponibilità a rivedere i ruoli tradizionali e a sperimentare una gestione più equilibrata della vita familiare. Al contrario, nelle coppie meno istruite, in cui persistono modelli culturali più rigidi e antiquati, lo squilibrio resta maggiore, anche se nel tempo si osserva una riduzione più marcata dell’indice.
Inoltre, l’asimmetria è più contenuta al Nord e al Centro, mentre è più ampia nel Mezzogiorno, dove la riduzione rispetto al 2003 è meno significativa.
Accanto ai fattori strutturali, come l’istruzione e il territorio, assumono un ruolo rilevante anche i fattori culturali. Nelle coppie di occupati in cui almeno uno dei partner aderisce a visioni stereotipate o a modelli tradizionali di ruolo, l’asimmetria nella divisione del lavoro familiare risulta sistematicamente più elevata.
In particolare, nelle coppie di occupati in cui si ritiene che sia “soprattutto l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia”, l’indice di asimmetria del lavoro familiare è più alto di 3,4 punti percentuali quando è l’uomo a essere d’accordo, e di 5,3 punti quando lo è la donna. Analogamente, l’asimmetria aumenta quando si ritiene che gli uomini siano “meno adatti delle donne a occuparsi delle attività domestiche”: sale infatti di 6,2 punti percentuali quando è l’uomo a condividere questa opinione e di 5,3 punti quando la condivide la donna.
Gli stereotipi di genere si riflettono nell’organizzazione della vita quotidiana, influenzando la distribuzione del tempo e delle responsabilità e incidendo sulla persistenza degli squilibri tra uomini e donne.
ISTAT, Rapporto annuale 2026 – La situazione del Paese, 21 maggio 2026