Il nome usato nel racconto di questa storia è di fantasia.

 

Ho scritto a Doppia Difesa una domenica mattina e la telefonata da parte della Fondazione è arrivata il lunedì mattina. Subito ho potuto condividere la mia paura e lo smarrimento di fronte alla situazione con una voce empatica, capace di tranquillizzarmi e indicarmi i passi necessari da compiere: il giorno stesso ho trovato il coraggio di andare a denunciare un uomo con cui avevo avuto una breve relazione a cui ho posto fine anni fa e che per lungo tempo mi ha minacciato verbalmente e fisicamente con grande brutalità.

Sono stati anni vissuti con uno stato d’ansia latente in cui istintivamente avevo adottato provvedimenti di auto difesa. Come ad esempio girare con il telefono in mano con il numero del 112 pronto ad essere attivato oppure informare i miei amici se mi recavo in un luogo dove poteva esserci la possibilità di incontrare questo uomo. Senza parlare della riduzione drastica della mia vita sociale perché sembrava proprio essere venuta meno la leggerezza delle cose e l’incontro con nuove persone si presentava all’improvviso pieno di insidie ed incognite.

Ci sono emozioni talmente complesse che emergono dal nostro profondo quando siamo esposte alle intemperie di un uomo violento che credevamo di amare, con cui credevamo di condividere intimità e futuro. Ci sentiamo derubate della nostra stessa capacità di vedere, di percepire l’altro, veniamo gettate in uno stato di smarrimento di fronte a qualsiasi nuova situazione, sia essa relazione o professionale. All’improvviso viene meno il coraggio di sfidare gli eventi, di procedere a passo spiegato verso i propri obbiettivi e ci si scopre a camminare a passi incerti verso un futuro che si delinea solitario.

Ma in questo percorso difficile ho avuto la fortuna di potermi confrontare regolarmente con la psicologa della Fondazione che ha saputo traghettarmi fuori da uno stato indefinito, di profonda sfiducia nelle relazioni umane per tornare a credere nelle mie possibilità ed avere il coraggio di utilizzare i miei strumenti per riprendere nuovamente in mano la mia vita.
Parallelamente ho potuto riporre piena fiducia nell’avvocato della Fondazione che ha saputo tenermi al riparo da confronti devastanti.

Ora, dopo un anno di percorso intrapreso insieme alla Fondazione inizio a sentirmi pronta, pronta ad affrontare le insidie della vita ma anche a riaccogliere la bellezza, la leggerezza e l’allegria.

Qualunque sia l’esito legale di questa vicenda so che riuscirò ad affrontarla lucidamente senza farmi sopraffare dalla paura.

E questo è tantissimo.
Grazie.

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