l 25 novembre 2024 l’Istat ha pubblicato il focus che analizza i dati – riferiti al 2023 – relativi alle donne che hanno avviato il percorso di uscita dalla violenza attraverso il sostegno dei centri antiviolenza.
Una delle prime informazioni che si evincono è che la decisione di intraprendere questo percorso sembra arrivare a distanza di anni dall’inizio della violenza stessa: per il 40,7% delle donne ne sono passati più di cinque, per il 33,4% da uno a cinque, per il 13,8% sono passati da sei mesi a un anno e solo per il 7,8% delle donne il tempo intercorso è inferiore ai sei mesi; la quota residuale ha subìto un singolo episodio di violenza. Il 17% delle donne ha iniziato il percorso di uscita dalla violenza in situazioni di emergenza, era cioè in una situazione di pericolo o a rischio di incolumità.
Dai dati riguardanti le forme di violenza subite dalle donne, emerge che le più diffuse sono quelle fisiche e le minacce: il 65,2% ha subìto una violenza fisica, il 51,2% una minaccia, il 10,5% uno stupro o un tentato stupro; c’è poi da aggiungere il 13,1% che ha subìto altre tipologie di violenze sessuali (molestie, molestie online, revenge porn, costrizione ad attività sessuali umilianti e/o degradanti).
Molto elevata è la prevalenza della violenza psicologica, che essendo quasi sempre agita in concomitanza di un’altra forma di violenza viene subita da quasi 9 donne su 10.
Sono invece 4 su 10 quelle che stanno affrontando una violenza di tipo economico.
Minoritaria la percentuale di donne vittime di tratta (0,6%) o che hanno subìto una qualche forma di violenza prevista dalla Convenzione di Istanbul (1,9%), come matrimonio forzato o precoce, mutilazioni genitali femminili, aborto forzato, sterilizzazione forzata.
Nella maggioranza dei casi, le diverse forme di violenza si sommano tra loro: soltanto il 15,6% delle donne ne ha subita una sola, mentre il 25,1% ne ha subiti due e il 26,8% tre; è pari invece al 32,4% la quota di donne che hanno subìto più di quattro tipi di violenza. Tra coloro che in passato hanno assistito a episodi di violenza fisica e sessuale del padre sulla madre, il valore sale al 44,4%, rispetto al 34,6% di chi non ha assistito, differenza che con buona probabilità dimostra quanto la trasmissione intergenerazionale della violenza sia motivo di esposizione al rischio di subire violenze reiterate. Dalla letteratura e dai dati dell’Indagine Istat emerge infatti una forte correlazione tra assistere alla violenza tra i genitori o tra subire la violenza da piccoli e subirla da adulti.
Nel 2023, circa il 44,1% delle donne dichiara di non essere autonomo economicamente, valore che sale a più del 90% di quelle in cerca di prima occupazione, all’83,3% delle disoccupate, all’89,3% delle studentesse e all’83,3% delle casalinghe. Il 40,2% (12.696) ha indicato di aver subìto anche violenza economica, come impossibilità di usare il proprio reddito o di conoscere l’ammontare del denaro disponibile in famiglia; in altri casi, le donne sono invece escluse dalle decisioni su come gestire il denaro familiare.
Il focus riporta anche un elevatissimo numero di casi in cui i figli assistono alla violenza subita dalla propria madre (77,6% delle vittime con figli) e nel 23% dei casi i figli sono essi stessi vittima di violenza da parte del maltrattante. Inoltre, circa il 14,6% delle vittime ha subìto violenza durante la gravidanza.Quasi l’80% delle violenze sono agite da partner o ex partner. Per quasi tutte le donne (96%) le violenze sono riferibili a un solo autore, e nel 3% dei casi a due. Gli autori della violenza si trovano soprattutto tra le persone con cui la donna ha legami affettivi importanti: nel 52% dei casi è il partner, nel 25% un ex partner, nell’11% un altro familiare o parente; le violenze subite fuori dall’ambito familiare e di coppia costituiscono il restante 13%.