Cara Michelle,
Marco Ferradini ha dichiarato che non scriverebbe più Teorema, in quest’epoca troppo “pericolosa” visti i problemi di violenza sulle donne… A me, francamente, sembra un’affermazione esagerata. È vero che dice “prendi una donna, trattala male”, ma la canzone esprime solo amarezza verso l’amore, c’è un contesto più ampio, un senso… Secondo me, ormai si sta perdendo un po’ il senso dell’equilibrio e dell’opportunità. Tutti hanno solo paura di essere “politically correct”… Tu cosa ne pensi?
Carola

Cara Carola, quando si parla di violenza sulle donne è importante stare attenti ai segnali ambigui, bisogna tenere la guardia sempre alta. Detto questo, anche al politically correct c’è un limite: soprattutto perché esagerando si rischia di non essere poi presi sul serio sulle questioni veramente importanti.
Per quanto riguarda Teorema – ben nota anche a tantissimi che nel 1981 non erano ancora nemmeno nati –, leggendo una bella intervista a Marco Ferradini mi sono trovata a riflettere sul fatto di come a volte il problema sia la strumentalizzazione di chi si ostina a vedere il male, o la sua ombra, anche dove non c’è, o a focalizzare l’attenzione su un elemento perdendo di vista l’insieme. Non a caso, Ferradini non rinnega la canzone, ma dice che oggi non la riscriverebbe perché troppa gente ricorda versi come “Trattala male” o “Nessuna pietà” decontestualizzandoli, ovvero senza tener conto del finale in cui interviene un’altra voce – un amico – che invita il protagonista a non seguire regole o strategie, perché basta essere se stessi e lasciare aperta “la porta del cuore”. Inoltre, a me sembra che alla creazione artistica siano concessi dei margini di libertà: è uscito da poco un romanzo (Donne che non perdonano, di Camilla Läckberg, Einaudi) le cui protagoniste sono tre vittime, ciascuna a suo modo, della violenza del marito/compagno. Le tre, dopo aver molto subìto, decidono di farsi giustizia da sole. Ora, ho ripetuto infinite volte che una donna che subisce abusi e violenze deve innanzitutto trovare il coraggio di parlarne e rivolgersi alle autorità o a una delle molte associazioni che – come Doppia Difesa – aiutano le donne che si trovano in questo genere di difficoltà, ma non per questo credo che quel romanzo sia “sbagliato” o fuorviante: semplicemente, penso che sia un romanzo e non un saggio, e che non debba avere per forza una funzione pedagogica. Se la vita fosse fatta solo di indicazioni operative da prendere alla lettera e perdesse le suggestioni, le proiezioni e le fantasie, sarebbe davvero piatta e triste! Peraltro, a me sembra che – non diversamente da una fiaba in cui un bambino riesce alla fine, magari grazie anche a degli aiutanti magici, a tirarsi fuori da una situazione di pericolo – quel romanzo semplicemente indichi alle donne che una via di uscita c’è sempre, che possediamo risorse che nemmeno immaginavamo. Tornando a Ferradini, credo che quello che voleva dirci con Teorema fosse solo che non dobbiamo perdere tempo con chi, per problemi e limiti suoi, non vuole star bene o comunque non apprezza un rapporto fondato sul rispetto, la tenerezza, la comprensione e la generosità. Mi sembra quindi che – al di là di una preoccupazione che fa onore alla sua sensibilità – Teorema sia una canzone preziosa oggi più che mai.

Michelle Hunziker

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