Lo scorso 8 luglio 2026, l’Istat ha pubblicato la nona edizione del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs) – Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’Agenda 2030. Il documento monitora ogni anno gli avanzamenti dell’Agenda per l’Italia e in questa edizione riporta le informazioni disponibili al 25 giugno 2026.
Il Goal 5 (uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) riguarda il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione di donne e ragazze.
Dal Rapporto emerge tra l’altro che nel 2025 l’11,4% delle donne impegnate in una relazione affettiva (o che lo erano state in passato) ha subìto una qualche forma di violenza fisica, sessuale o psicologica da parte del partner o di un ex partner. Ad aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale da un uomo non partner è invece l’8,1% delle donne dai 16 ai 75 anni. Dal confronto con i dati della precedente indagine del 2014 emerge una sostanziale stabilità del fenomeno complessivo, con un aumento della violenza sessuale (dal 6,4% nel 2014 al 7,3% nel 2025) e una lieve diminuzione della violenza fisica. Nel tempo rimane stabile anche la propensione alla denuncia, ma raddoppia il ricorso ai centri antiviolenza da parte di chi ha subìto violenza da parte del partner o da un ex partner (dal 4,4% del 2014 all’8,7% del 2025).
Nel documento si legge anche di un complessivo aumento, nel corso del tempo, dei servizi specializzati per la protezione delle donne sopravvissute alla violenza maschile; e che in Italia nel 2025 il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne (25-49 anni) con figli in età prescolare e delle donne (25-49 anni) senza figli è stato pari al 75,1% (più o meno invariato rispetto all’anno precedente).
Inoltre, nel periodo 2015-2025 la partecipazione attiva delle donne alla vita politica e decisionale registra un miglioramento complessivo, con la variazione più consistente (+15,9%) della quota femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa. E nel 2025 torna a crescere leggermente anche la percentuale di donne nei principali organi decisionali.
Il Rapporto reca anche un’analisi dei femminicidi a livello internazionale.
Si ricorda, innanzitutto, che il femminicidio – o l’omicidio di donne e ragazze legato al genere – rappresenta la forma estrema della violenza di genere. Molto spesso questi omicidi non costituiscono episodi isolati, ma rappresentano il culmine di forme preesistenti di violenza; vengono commessi in diversi contesti – dentro e fuori la sfera domestica – e per motivi legati al genere.
Nel 2024, circa 50mila donne e ragazze nel mondo hanno perso la vita per mano del partner, di un ex partner o di un altro membro della famiglia (padri, zii, madri e fratelli), pari a circa il 60% delle circa 83mila donne e ragazze uccise intenzionalmente.
Nello stesso anno, si stima che in Europa circa 2100 donne e ragazze siano state vittime di femminicidio da parte di partner, ex partner o membri della famiglia; e che il 64% dei femminicidi siano stati effettivamente commessi nell’ambito della coppia (partner attuale o ex partner).
In Italia, nel 2024 sono stati 106 i femminicidi stimati sui 116 omicidi con una vittima donna: di questi, 62 sono stati commessi nell’ambito della coppia, da un partner o da un ex partner, e 37 da un altro parente; nei restanti 7 casi, 3 vittime sono state uccise da un amico o conoscente e 4 da uno sconosciuto. Per questi omicidi, la classificazione come femminicidio è motivata dall’accanimento sul corpo della donna.
I dati italiani sono abbastanza stabili nel tempo: nel 2019 i femminicidi stimati erano 101 su 111 vittime donne; nel 2020, 106 su 116; nel 2021, 104 su 119; nel 2022, 105 su 126; nel 2023, 96 su 117.
Pertanto, l’incidenza dei femminicidi oscilla tra l’82,1% del 2023 e il 91,4% del 2024, valore analogo a quello del 2020.
RAPPORTO SDGs
INFORMAZIONI STATISTICHE PER L’AGENDA 2030 IN ITALIA, Istat 8 luglio 2026