Nel novembre 2024 l’Istat ha pubblicato il secondo Report sull’analisi della violenza contro le donne veicolata dai social media (Twitter-X, pagine pubbliche di Instagram e Facebook, Webnews), che aggiorna i dati forniti nel primo Report.

Il nuovo periodo considerato è quello compreso tra il 1° dicembre 2022 e il 31 agosto 2024 e l’analisi ha riguardato un totale di 1.467.035 contenuti sulla violenza di genere prodotti soprattutto da Twitter-X e, a seguire, da Facebook e Instagram, dalla rete e da rassegna stampa (i contenuti di queste due ultime fonti non sono stati oggetto di analisi del sentiment e dell’emotion, perché di tipo sostanzialmente informativo). 

Nel Report, in particolare, sono stati individuati gli eventi/temi che hanno caratterizzato la produzione di messaggi social sul tema della violenza sulle donne e su quello degli stereotipi: tipicamente si tratta di eventi commemorativi, come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 Novembre), ma i picchi si registrano anche in coincidenza di fatti di cronaca o di provvedimenti giudiziari o di discussioni scaturite da eventi di varia natura (sportivi, culturali ecc.), che generano reazioni contrastanti tra gli utenti. Inoltre, i dati riportati hanno consentito di rappresentare come in tali conversazioni sia stato utilizzato un linguaggio violento o di indignazione verso i temi della discussione, e hanno altresì consentito di analizzare le emozioni connesse agli atteggiamenti di indignazione e di violenza manifestati. 

Osservando il modo in cui “si parla” online, sono state dunque considerate le reazioni di odio, aggressività e violenza che gli eventi e/o i fatti di cronaca hanno generato nelle conversazioni e il senso di indignazione che gli stessi eventi hanno provocato tra gli utenti dei social e della rete.

Nel periodo 1° dicembre 2022-31 agosto 2024, l’andamento di entrambe le reazioni ha evidenziato una leggera predominanza dei contenuti violenti: sono stati 27.292 i contenuti con linguaggio violento e 23.928 i contenuti di indignazione. Il dato è in controtendenza rispetto al precedente report riferito al periodo 1° novembre 2021-30novembre 2022, quando tra gli utenti era stata registrata la presenza di un’elevata consapevolezza dell’importanza di contrastare, attraverso contenuti di indignazione, la violenza basata sul genere e sugli stereotipi. 

Altro aspetto emerso nel secondo Report è che indignazione e consapevolezza si manifestano soprattutto in corrispondenza di eventi che attirano maggiormente la reazione dei social (come il 25 Novembre, oppure in caso di femminicidi efferati), mentre eventi collegati a donne che prendono la parola nella sfera pubblica (per esempio, con interventi televisivi) sono connotati da contenuti di violenza online.  Se ne ricava che, quanto più le figure femminili note intervengono sul tema della violenza sulle donne, tanto più esse sono soggette ad attacchi d’odio. Nel Report si afferma pertanto che il linguaggio violento dimostra come nel dibattito pubblico sia ancora molto diffusa una cultura volta a rafforzare lo stereotipo di genere, radice socioculturale della violenza contro le donne.

Infine, sono state analizzate le emozioni associate alle reazioni di violenza/odio e a quelle di indignazione: sono soprattutto la rabbia e la sorpresa a connotare le discussioni violente, mentre è la rabbia accompagnata dalla tristezza a caratterizzare i contenuti di indignazione.

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